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trilogia degli occhiali
carnezzeria
via castellana bandiera
anastasia, genoveffa e cenerentola
la favola del pesce cambiato

Trilogia degli occhiali
di Emma Dante
RIZZOLI - pp. 80
Euro 14,00
www.rizzoli.eu

In Acquasanta, un uomo si ancora alla prua di una nave immaginaria. Esperto nel manovrare gli ingranaggi che muovono la simulazione della nave, ò Spicchiato si salva dalla finta burrasca che mette in scena per rievocare i ricordi della sua vita di mezzo mozzo.
Il castello della Zisa racconta la storia di Nicola, un ragazzo down che a causa di una grave malattia si è da lungo tempo addormentato. Assistito dalle sorelle, trascorre le giornate davanti alla finestra della sua casa popolare nel quartiere della Zisa e in sogno si convince di avere una missione: difendere il castello che ha di fronte.
In
Ballarini, due vecchi danzano e tirano fuori da un baule i loro ricordi: lui una bottiglia di spumante, lei un carillon. Sulle note del Ballo del mattone, festeggiano un capodanno di tanti anni prima.

Carnezzeria
trilogia della famiglia siciliana
di Emma Dante
prefazione Andrea Camileri

FAZI - pp. 180
Collana Le Vele
Euro 14,50
in libreria 16 novembre 2007
www.fazieditore.it

Dalla più significativa autrice di teatro emersa in Italia negli ultimi anni, la trilogia della famiglia sicilianaformata da Carnezzeria, mPalermu e Vita mia, definita dalla critica italiana e francese un capolavoro della drammaturgia contemporanea.

Nina è una scimunita. Non sa niente, è una reclusa. Per tutta la vita ha abitato in una casa con porte e finestre sbarrate, in una famiglia incestuosa, che tramanda, da padre in figlio, lo stupro e la violenza. Nina è un'idiota e come tutti gli idioti è più vicina a Dio di chiunque altro. Accetta infatti la sua sofferenza e ama incondizionatamente i suoi carnefici, che dopo averla messa incinta cercano di disfarsene come una cosa inutile. 

Gaspare, Uccio e Chicco. Tra loro c'è un morto che deve occupare un letto al centro della stanza, ma la madre non vuole saperne, vacilla, si mette a sedere, piega la testa di lato e se li guarda a uno a uno, i suoi maschi di casa: il grande, il mezzano, il piccolo? Come fa a sentirlo "suo" quel figlio morto? Con quale coraggio lo porterà fra le braccia sul letto «conzato di lutto», dopo averlo vestito e avergli bisbigliato nell'orecchio parole d'amore?

La famiglia Carollo - Mimmo, nonna Citta, Giammarco, zia Lucia, Rosalia - tenta di varcare la soglia della loro casa-bunker e di uscire per la passeggiata, per il rito domenicale. Gesti che si formano perfettamente dentro la testa, ma non riescono a passare nei muscoli, nel sangue.  Storie di famiglie di carne da macello, con i loro legami morbosi, con  fughe isteriche e paralizzanti, i tentativi folli e disperati di ritardare fino allo stremo delle forze l'ultimo giro prima della morte. Storie di famiglie dal ventre fertile e deformato dove troppi figli si accalcano e succhiano linfa da un groviglio di cordoni ombelicali. Scalciano, spingono, ma non riescono a uscire. 

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via castellana bandiera
romanzo di Emma Dante
RIZZOLI - pp. 136
Collana La Scala
Euro 15,00
www.rizzoli.eu
premio vittorini 2009
premio supervittorini 2009
Più che una strada, via Castellana Bandiera è un budello a doppio senso in cui, se due auto si incrociano, una deve per forza cedere il passo.
È una domenica d’estate e lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando due donne si trovano l’una di fronte all’altra, al volante delle rispettive auto. Ma né Samira, vecchia albanese che abita in quella via, né Rosa, milanese d’adozione con origini palermitane finita lì per errore, accettano di arretrare. Samira è la suocera dell’uomo che le siede accanto, Saro Calafiore, capostipite di una vociante famiglia costruita su un miscuglio di odio reciproco, opportunismo e costrizione. Rosa invece ha tagliato presto il cordone ombelicale, lasciando la Sicilia e un padre che non ne voleva sapere di una figlia lesbica. Attorno a Samira e Rosa si muovono una pletora di personaggi indisciplinati, grotteschi, restii a lasciare la scena alle due donne. Mentre l’asfalto brucia e l’aria si fa incandescente, gli uomini della famiglia Calafiore organizzano un giro di scommesse per sfruttare a loro favore il faccia a faccia. Ma gli esiti del complotto sconvolgeranno ogni previsione.

Nel suo romanzo d’esordio, Emma Dante, talento dirompente del teatro italiano, raschia, tra realismo e allucinazione, la superficie di un mondo che, in nome dell’onore e di passioni senza tempo, si condanna all’immobilità.
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Anastasia, Genoveffa e Cenerentola
di Emma Dante
illustrazioni
Maria Cristina Costa

La Tartaruga Edizioni
Euro 14
www.bcdeditore.it.

Cenerentola fa da sguattera alla matrigna e alle due sorellastre che passano le giornate a vomitare malignità e pettegolezzi. Dentro le quattro mura di casa le tre streghe sono sciatte, trasandate e comunicano tra loro in un dialetto ricco di parole ed espressioni accese. Quando entrano in contatto con l'alta società i loro modi diventano raffinati, la matrigna si riempie la bocca di francesismi e le due orribili sorelle rispettano le regole del galateo. La stessa cosa fa il principe, il suo disagio lo esprime in dialetto, la lingua privata con cui dire in tutta franchezza, ma anche la lingua della vergogna, quella che non si può parlare in pubblico. Cenerentola non ha niente da nascondere: la sua disperazione è alla luce del giorno e la sua indole è nobile sia all'interno che all'esterno della casa. Tutto è giocato tra il dentro e il fuori. Ciò che non si vede è magico, ciò che è alla portata degli occhi è reale. La bacchetta magica della fata non è potente quando trasforma la zucca in una carrozza bensì quando ristabilisce la giustizia e aiuta l'amore a germogliare. La morale? I cattivi non saranno mai degli eroi nè tanto meno rimarranno impuniti.

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La favola del pesce cambiato
di Emma Dante
illustrazioni
Gianluigi Toccafondo

L'arboreto edizioni, Mondaino 2007 Collana Incontri da Favola
Euro 12
www.arboreto.org

"Il pesce cominciò a nuotare…”. Ogni favola è figura di un viaggio e di una trasformazione, passaggio da un mondo a un altro o anche passaggio di stato, di condizione. La Favola del pesce cambiato scritta da Emma Dante non sfugge al suo destino, e anzi vi precipita dentro con grazia e naturalezza, raccontando quel tempo indicibile che precede l’esserci.[...]
Come in tutte le favole c’è una lezione, e come in tutte le favole essa è diversa per ogni lettore, bambino e adulto, che sceglierà di indugiare su di una parte o sull’altra, ma a tutti parla la lingua dell’impossibile. Che significa esistenza di un altro piano oltre al visibile, di una possibilità di senso che si fonda sull’ascolto profondo di sé e che chiama a essere, ad affidarsi alla trasformazione anche quando è informe e spaventosa, ad andare fiduciosi verso il proprio mare.
Ciò che rende più affascinante questa favola è il fatto che la stessa paura e lo stesso abbandono alla trasformazione appartengano alla sua, di nascita: un testo – scritto da Emma Dante – che ha incontrato un mondo di immagini – quello di Gianluigi Toccafondo – e al suo interno, letteralmente riscritto in una nuova grafia, impastato di colore e immerso in un processo artigianale, ha vissuto un denso passaggio di stato.
Le pagine disegnate da Toccafondo assorbono e amalgamano materiali eterogenei (parola, fotografia, disegno) in un gesto plastico, che li trasforma in un mondo pastoso e saturo di colore, in cui le figure sembrano diluirsi o fondersi nella materia.
È attraverso questa esigenza di metamorfosi in cui ogni cosa sembra aspirare a farsi altro da sé che si compie la poesia (nel senso di poiesis, azione) della Favola del pesce cambiato: una vertigine che, come causata da un improvviso svuotamento, consente allo sguardo di aprirsi a visioni potenti che permettono di vedere un po’ più a fondo persino la realtà.
Non sono separabili, la parola di Emma Dante e il disegno di Gianluigi Toccafondo, come non lo sono il pesce e la vasca della favola; solo insieme daranno vita ad altro da sé, se fatti crescere nell’attesa amorevole di chi sfoglierà le pagine di questo libro per trovarvi qualcosa che possa appartenergli.
dalla postfazione "Farsi altro da se" di
Silvia Bottiroli


Gianluigi Toccafondo
, disegnatore artigiano che trasforma la storia in guizzi visionari e in figure che si poggiano sulle pagine con la maestà e lo splendore delle cose rivelate.
Nato a San Marino nel 1965, Toccafondo costruisce mondi nelle colline bolognesi ed elabora traiettorie tra Milano e Roma. Tutto ciò che “sta in mezzo” sono cortometraggi a perdifiato fra cui Pinocchio (1999), Essere morti o essere vivi è la stessa cosa dedicato a Pier Paolo Pasolini (2000), La piccola Russia (2004); importanti pubblicità come Woman finding love per Levis (1993), Sambuca Molinari (1995) e United arrows (Tokio, 1998); sigle note fra cui Tunnel per Rai tre (1994), Carosello per Rai due (1997), La biennale di Venezia per la 56ª Mostra d’arte cinematografica (1999); famosi loghi animati come quello per Fandango film (1998) e per la Cineteca di Bologna.
Dal 1999 è l’artefice di molteplici copertine di Fandango Libri, suoi lavori sono usciti anche per Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Coconino Press e per le riviste Linea d’ombra, Lo straniero, Abitare, Tèlema e Internazionale.
Di recente pubblicazione 111 disegni che animano il racconto di Emilio Salgari, Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (Corraini, 2006), 48 oli raccolti nel catalogo Il Calabrone assassino. Pitture, stampato in occasione della mostra alla Galleria Il Segno di Roma e 50 tavole per il libro Giosué Carducci. Un poeta a Bologna, pubblicato per la celebrazioni carducciane del Comune di Bologna.
L’opera di Gianluigi Toccafondo è pittura, cinema, fotografia, scultura, teatro, arti racchiuse in una toccante lampada di Aladino dove la mano e il genio sono un’unica sostanza in via di fuga.

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